Premio Racconti nella Rete 2025 “La spinta” di Loredana De Luca
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2025Era un piccolo appartamento quello dove Marzia trascorse l’infanzia e l’adolescenza.
La stanza dei ragazzi, quella che divideva con i suoi due fratelli, era la più spaziosa. Aveva una porta finestra che dava su un balconcino dal quale si poteva vedere il cortile, uno spazio lungo e stretto a cui si accedeva da un cancello sempre aperto. Il cortile terminava con un’aiuola, un fazzoletto di verde posto su un terrapieno bordato di mattoncini di travertino. Era Nino, l’inquilino del primo piano, che si prendeva cura delle piante. E lo faceva con zelo, anzi con amore. Di tanto in tanto si affacciava per sorvegliare che nessuno le danneggiasse. A ogni rumore si avvicinava alla finestra per vedere, non visto, chi fosse a transitare nel cortile.
Avranno avuto lei sedici anni e Lucio diciassette, o forse erano già un po’ più grandi, quando Vittorio cominciò a frequentare Lucio. Arrivava in motorino ogni pomeriggio a chiamarlo e insieme scomparivano fra le imprecazioni di Nino che, a quell’ora, si concedeva un sonnellino pomeridiano.
Quando Lucio tornava a casa, era inutile chiedergli come avesse passato il pomeriggio:
– Le solite cose, era la sua risposta. A quelle parole accadeva che la madre si spazientisse.
– E quali sarebbero ‘ste solite cose?
– A ma’, le solite cose! Parliamo, uno fa una battuta, un altro racconta una barzelletta e ci facciamo una risata.
– E se invece di farti una risata tu studiassi un po’?
– A ma’, sta’ tranquilla. Va tutto bene.
– Se va tutto bene studiando come studi tu, allora la scuola possono anche chiuderla, concludeva sconsolata la madre.
Marzia era convinta che almeno una parte del pomeriggio la trascorresse in piazzetta. Era Greta, la sua compagna di banco, che la informava su Lucio e i suoi passatempi.La piazzetta era il luogo di ritrovo della comitiva di Vittorio, di cui ormai faceva parte anche Lucio. Si davano appuntamento lì e poi non si muovevano più. Fino a sera, quando facevano ritorno a casa.
Quello era tutto il loro mondo. Avrebbero potuto girare tutta la città e visitarne anche i più remoti angoli nel tempo che invece trascorsero lì, in piazzetta, quella primavera.
I primi ad arrivare al consueto appuntamento del pomeriggio erano Lucio e Vittorio, poi Greta. Era lei il vero boss del gruppo. Su di lei avevano messo gli occhi tutti e due appena l’avevano conosciuta. Lei aveva preferito Lucio a Vittorio, ma di certo non per amore. Chi avesse creduto, ammirando il suo angelico visino dai lineamenti armoniosi, la sua lunga capigliatura bionda, che fosse una dolce e docile fanciulla, avrebbe dovuto ben presto cambiare idea.
Si ritrovavano là, quasi ogni giorno, in largo anticipo, ma non era difficile per loro trovare il modo per passare il tempo in attesa dell’arrivo degli amici. Avevano ideato varie tecniche per estorcere denaro alle persone che a loro apparivano ingenue e sprovvedute. Se Vittorio aveva solo funzioni da gregario, Lucio era l’esecutore infallibile delle piccole truffe ideate da Greta, la mente della gang, che si divertiva a mettere alla prova la freddezza dei suoi due complici.
Per Marzia, e per i suoi fratelli, i pomeriggi trascorrevano sempre uguali. Mentre Lucio aspettava che arrivasse Vittorio col motorino, Marzia si metteva a studiare e Roberto, il più piccolo di casa, faceva i compiti accanto a lei.Talvolta, lei si allontanava dai libri e si distendeva sul letto. Non doveva decidere a cosa pensare. I pensieri venivano da soli. Si affollavano, finché uno vinceva su tutti.
Non riusciva a togliersi dalla testa il pensiero di Lucio fuori casa. Stando a quel che le diceva Greta, erano davvero le solite cose quel che faceva, come ripeteva lui alla madre.
Qualche volta, Roberto le si avvicinava:
– Che fai?
– Niente.
– Non ti annoi a fare niente?
– No, i pensieri mi tengono compagnia.
– I pensieri?
– Sì. Tu non hai pensieri?
– No. Non lo so. Forse sono troppo piccolo per avere pensieri.
Come Roberto sembrava ingenuo a Marzia, così Marzia sembrava ingenua a Greta.
Una mattina, arrivando a scuola, senza troppi preamboli Greta la invitò a uscire il pomeriggio. Era stato Vittorio a insistere perché Marzia si unisse a loro. Il gruppo sarebbe stato comunque esiguo, ma almeno ci sarebbe stata una ragazza in più. All’ultimo momento poi si aggiunse Ambra, un’amica di Greta.
Il programma non era il solito bivacco in piazzetta. Elio, il fratello di Vittorio, aveva proposto di andare al cinema a vedere un film appena uscito.
Greta, naturalmente, era stata la prima dire sì. E di certo non perché amasse il cinema; piuttosto le interessava Elio. Questo era ciò che sospettava Marzia.
Senza sapere il perché, accettò l’invito di Greta. Forse fu la curiosità a portarla quel pomeriggio in piazzetta.
Lucio era andato, come sempre, con Vittorio, mentre Marzia era rimasta a casa ad aspettare Greta e la sua amica. Erano già tutti sul luogo dell’appuntamento, quando arrivarono le tre ragazze. Marzia camminava un passo indietro alle altre due. Forse per questo o forse perché già di lontano la sua immagine era stata bocciata, Lucio non si curò di presentarla agli altri.
Rincasando provò il desiderio di non incontrare nessuno prima di chiudersi in camera sua. Solo la piccola abat-jour di Roberto era accesa.
– Stavo per spegnere. È tardi. Mi metto subito a dormire.
– Continua a leggere, se vuoi. Domani è domenica.
Lo baciò sulla fronte.
– Lucio?
– Adesso torna.
Marzia si distese sul letto.
Nella sua testa cominciarono a vorticare le immagini del pomeriggio appena trascorso; sentiva ancora le risate di Lucio e Vittorio, rivedeva le due amiche camminare sottobraccio e poi Vittorio introdursi fra loro due prendendole entrambe a braccetto, rivedeva Lucio intrufolarsi tra Vittorio e Greta, sciogliere la loro unione e allontanarsi con lei.
Ciao, sono Elio.
Quelle poche parole le risuonavano nella mente. Le aveva sentite poco prima pronunciate da Elio e ora continuava a sentirle. Ancora e ancora.
Era rimasta in disparte durante il tragitto dalla piazzetta al cinema e sicuramente sarebbe accaduto lo stesso anche al ritorno, se Elio non si fosse fatto avanti.
Ciao, sono Elio.
Di tutto quello che si erano detti lungo la strada non avrebbe saputo ripetere neppure una parola, ma quel saluto non la lasciava.
La domenica passò così come era passata la sera del giorno precedente. Marzia se ne stava distesa sul letto senza far niente.
– Stai male? Le chiese Roberto.
– No, però sono un po’ stanca.
– Ti stanno tenendo compagnia i pensieri?
– Sì.
– Allora non serve che ti tengo compagnia io?
– Avvicinati.
Prese il suo viso tra le mani, lo baciò sulla fronte e lo strinse a sé.
Dopo quel sabato al cinema, Greta fu sempre meno solerte nei suoi aggiornamenti su Lucio. D’altra parte, Marzia non metteva più Lucio al centro dei suoi pensieri. Tuttavia, le pareva che tutto fosse uguale a prima. Niente era mutato. Niente, tranne Greta.
Un giorno, all’uscita di scuola, Greta la salutò sprezzante: – Vai, vai, che c’è il tuo innamorato.
Solo allora Marzia scorse Elio sull’altro lato della strada. Che lui fosse lì per lei, era un’idea folle. O forse no.
– Ho pensato che si potrebbe andare al cinema un’altra volta. Se ti va…
Si accordarono per incontrarsi il sabato pomeriggio.
Rincasò senza dire parola. Poi, come sempre, si mise a studiare.
Passò tutta la settimana con la testa china sui libri.
Finché arrivò il sabato.
Cominciarono a camminare in silenzio. Furono solo pochi, interminabili, minuti, o forse solo alcuni secondi, in cui Marzia sentì le lacrime premere e il cuore scoppiare. I pensieri l’avevano inseguita e trovata quasi subito. Ma fu solo un istante e la voce di Elio placò lo scompiglio del silenzio. Anche le loro voci erano timide e schive. Camminavano affiancati. Di tanto in tanto i loro occhi si incontravano. Allora Marzia tornava a guardare davanti a sé col capo chino così che i capelli le facevano schermo al viso. Elio, invece, non distoglieva lo sguardo. Continuava a fissarla, finché lei non si voltava di nuovo. C’era qualcosa di speciale in quel movimento flessuoso, elegante, ma spontaneo. Forse era l’andirivieni dei suoi riccioli bruni che, ondeggiando, ora nascondevano ora rivelavano la bellezza di quegli occhi misteriosi ad averlo stregato. O il suono della sua voce. O la gentilezza dei suoi modi.
– Ti va davvero di vedere quel film?
– Di che parli, Elio? Quale film?
La prese per mano e continuarono a camminare fino a sera.
Si sentiva leggera rientrando a casa, era una strana sensazione, nuova e inaspettata, quasi un’ebbrezza.
Lucio non era ancora tornato e Roberto bighellonava tra la cucina e la camera.
– Sei felice?
– Perché questa domanda?
– Hai gli occhi felici.
– Vieni qua, gli disse lei sedendosi sul letto. Roberto si avvicinò guardingo. Lei gli fece cenno di sedersi.
– Tu sei l’unico che mi capisce.
– Allora vuol dire che sei felice!
– E che tu sei la creatura più meravigliosa su questa terra! Vuoi sapere perché sono felice?
– Sì, disse lui timidamente, come se fosse cosciente di violare così la riservatezza di sua sorella.
– Sono uscita con Elio. Dovevamo andare al cinema, ma poi abbiamo cambiato idea e abbiamo fatto una lunghissima passeggiata.
– Lui ti piace.
– Sì.
Cominciò ad aspettare il sabato e anche quella settimana fu interminabile.
Si salutarono con un abbraccio fugace. Poi Marzia ruppe il silenzio.
– C’è qualcosa che non va?
– Sì, o forse no. Sono confuso. Ci sono tante cose che tu non sai.
– Anche io potrei dirti qualcosa che tu non sai, pronunciò queste parole con lo sguardo fisso su di lui. Poi, abbassò gli occhi:
– Elio, ho pensato sempre a te in questi giorni e ho contato le ore che ancora mi separavano da te.
La stretta delle sue braccia la fece tacere.
Quando arrivò a scuola, il lunedì successivo, Greta l’affrontò:
– Allora, ti sei messa con Elio.
– Non sono affari tuoi.
– E invece ti sbagli. Ne parliamo dopo.
Quando si ritrovarono in strada, Greta le rovesciò addosso tutta la sua verità.
– Vuoi sembrare una santarellina. Ti credi onesta e innocente, ma non lo sei. Siamo tutti arrivisti, cosa credi: di fare eccezione? Anche tu vuoi piazzarti sul gradino più alto, ma hai commesso un grave errore: sei partita da zero e con una sola mossa vuoi dare scacco a tutti. Hai sbagliato strategia. Impara da tuo fratello, piuttosto. Impara l’umiltà. Mettiti in coda e aspetta il tuo turno.
Marzia era sgomenta. Un mondo di menzogna, invidia, ipocrisia, le si spalancava davanti.
– Non parli?
– Lasciami stare.
– E tu lascia stare Elio.
Marzia non le rispose. Greta era furente. Quel silenzio ingigantiva la sua rabbia. La seguì fino a casa. Quando ebbe varcato il cancello, Marzia si voltò:
– Va’ via, disse e continuò a camminare.
– No.
– Vattene!
– No, ripeté Greta avvicinandosi a Marzia.
– Non mi fai paura.
– Non ti faccio paura? disse e con un gesto rabbioso la colpì alla spalla. Marzia barcollò, perse l’equilibrio e cadde all’indietro sul gradino ai bordi dell’aiuola. Il rumore fu sordo e cupo. Greta tacque. Marzia rimase immobile, la testa poggiata sul gradino, le braccia abbandonate lungo il corpo.
Una macchia rossa le incorniciò il capo, mentre un sottile rivolo di sangue le ricamava il volto e il collo.
Sul balconcino, anche Roberto era immobile, e taceva.
Trascorsero pochi, interminabili secondi in un silenzio irreale. Poi si udì il rumore dei passi di Greta che fuggiva via correndo. E le grida di Nino che accorreva urlando:
– Dio onnipotente! L’ha ammazzata! L’ho vista io! È stata lei, la biondina che sta col fratello! Chiamate l’ambulanza! Salvatela! Madonna santissima, salvate quella povera ragazza!
Un racconto dal gusto retrò, di quelli che si immaginano in bianco e nero, stile “poveri ma belli”, con finale a sorpresa che rimanda più a Fellini che a Risi. Incantevole.